L’antica religione degli Orfici, tra reincarnazione e veganesimo

Orfici



La religione degli Orfici

Siamo soliti immaginare la religione degli antichi Greci come popolata da molte divinità. I loro templi erano al centro della città antica (la polis) e la comunità dei cittadini si riuniva periodicamente per onorarli con processioni, feste e sacrifici. Questo è sicuramente vero, ma accanto a questa religione “ufficiale” c’era anche una religione “nascosta”, praticata da gruppi di persone che non accettavano gli dèi della città e si tramandavano rituali segreti, accessibili solo agli iniziati. Tra questi c’erano gli Orfici, che credevano nella reincarnazione e non mangiavano carne. Gli Orfici devono il loro nome al mitico cantore Orfeo, che per primo avrebbe insegnato agli uomini a non macchiarsi di sangue coi sacrifici per gli dèi, e coi suoi canti avrebbe istituito i dettami della religione detta “orfica”. Ma andiamo per gradi e vediamo come prima cosa di inquadrare la figura di questo mitico cantore.


Orfeo: il cantore degli Orfici che ammaliava le pietre

Le vita di Orfeo si svolge sul terreno del mito. Di lui si diceva che fosse vissuto una generazione prima della guerra di Troia e che prese parte alla spedizione degli Argonauti, al fianco di eroi come Giasone ed Eracle. Era un figlio delle Muse, e questo forse spiega la sua bravura con la cetra. La sua musica e il suo canto erano talmente belli da trascinare non solo uomini e animali, ma anche tutte le piante e addirittura le pietre. Tutta la natura si raccoglieva attorno a lui per ascoltarlo estasiata. La cetra e il canto lo accompagnavano sempre, e grazie a essi compì le sue imprese più famose. E’ grazie a lui se gli Argonauti riescono a passare indenni il canto delle Sirene, perché il suono della sua cetra è talmente forte da sovrastare persino quello di questi mostri. Ma forse l’impresa più famosa di Orfeo è la sua discesa negli Inferi per riportare tra i vivi la sua amata Euridice, morta il giorno stesso delle loro nozze. Con la sua cetra riesce ad ammansire il cane Cerbero e commuovere Ade e Persefone. Anche se la sua impresa fallisce ed egli non riesce a ricondurre Euridice sulla terra, Orfeo rimane uno dei pochi mortali a essere riuscito a scendere vivo negli Inferi e tornare per raccontarlo. Nonostante fosse un mortale, la morte non poteva fermarlo. Si racconta che anche il suo corpo fu fatto a pezzi e la sua testa, ancora cantante, fu gettata in un fiume. Da qui raggiunse il mare, fino ad arenarsi sulle spiagge dell’isola di Lesbo. Qui la sua testa continuava a cantare. E avrebbe cantato finché Apollo, dio della musica, le avrebbe ordinato di stare zitto. Questo è l’uomo che gli Orfici ritenevano avesse cantato i dettami della loro religione segreta, e vedremo come molti dettagli di questa religione ben si accordino con la vita straordinaria di questo cantore.

LucaGiordano_Orfeo
Luca Giordano, 1697, Palacio Real de Arajuez (Madrid, Spagna). Orfeo ammalia la natura e gli animali con la la musica della sua cetra.

Mangiare la carne di un Dio: gli Orfici e il dono di un’anima immortale

Come tutti i poeti, Orfeo avrebbe cantato l’origine degli uomini. Ma l’avrebbe fatto in un modo molto diverso da quello della religione ufficiale. Se in questa l’uomo era plasmato da Prometeo con la creta, per Orfeo l’uomo era nato dalla cenere. Ma non da una cenere qualsiasi. Il mito orfico racconta di come il dio-fanciullo Dioniso fosse stato fatto a pezzi, cucinato e mangiato dai Titani. Ma quando Zeus scoprì questo delitto, volle punire i Titani bersagliandoli con i suoi fulmini. Essi furono polverizzati, ridotti in cenere. Da questa cenere furono creati tutti gli esseri dotati di anima, tra cui gli uomini. Così l’uomo porta in sé una scintilla divina, perché in lui è presente quella parte di Dioniso che si trovava nello stomaco dei Titani quando furono fulminati. Ma nell’uomo sono presenti anche i resti dei Titani, anche loro immortali, ma colpevoli di un crimine abominevole. Così nella concezione orfica l’uomo si trova contemporaneamente ad avere una parte immortale pura e una parte immortale impura. Queste parti immortali formano l’anima, che dopo la morte è destinata a reincarnarsi in nuovi corpi finché non si purificherà dalla sua parte impura e sarà finalmente libera. Ogni anima impura infatti, dopo la morte finiva nell’aldilà dove beveva l’acqua del fiume Lete (Oblio) e dimenticava la sua vita precedente, per essere inviata di nuovo sulla terra all’interno di un nuovo corpo. L’unico modo per porre fine a questo ciclo infinito era purificare la propria anima prima di morire. Ma in che modo ottenere questa purificazione?


Vegani dei tempi antichi: gli Orfici e il divieto di mangiare carne

Abbiamo visto che il delitto dei Titani era stato quello di cibarsi del corpo di Dioniso. Dopo che i Titani sono stati fulminati, anche i frammenti del corpo di Dioniso si sono sparpagliati a generare l’anima di tutti gli esseri viventi. Questo voleva dire solo una cosa: mangiare la carne di un altro essere vivente significava mangiare anche la parte di Dioniso che era in lui, significava perpetuare il delitto dei Titani. E’ per questo che Orfeo avrebbe vietato ai suoi seguaci di mangiare la carne, perché solo astenendosi dalla carne potevano purificare la propria anima e renderla libera dal ciclo infinito di reincarnazioni. Potremmo dire che gli Orfici siano stati i primi vegani della storia, con un codice morale che vietava loro di mangiare qualsiasi forma di carne, perché ogni essere dotato di carne è dotato anche di anima, e in ogni anima c’è un pezzo di Dioniso. Eppure, astenersi dalla carne nell’antica Grecia non doveva essere facile. Questo perché la polis antica aveva un momento centrale nel sacrificio di una vittima animale in onore degli dèi. Tutti i cittadini erano tenuti a partecipare a questi sacrifici e consumare insieme le carni della vittima, come una comunità. Rifiutare questo momento di festa significava rifiutare le leggi della città. Anche per questo gli Orfici erano guardati con sospetto dalla società antica e costituivano una congregazione che si trasmetteva i precetti di Orfeo in modo segreto. Infatti per essere orfico bisognava essere iniziati, cioè essere stati accettati nella loro comunità, e giurare di non rivelare i segreti di Orfeo ai non-iniziati.

Opferszene / griech. Vasenmalerei/5.JvC - Sacrifice/Greek vase painting/5th-c.B.C. -
Skyphos a figure rosse, Museo nazionale (Varsavia, Polonia). Scena di un sacrificio antico, che prevedeva l’uccisione di un animale per consumare le sue carni in onore degli dèi.

Il dono della memoria oltre la morte: gli Orfici e le lamine orfiche

Il più grande segreto custodito dagli Orfici riguardava il percorso che l’anima purificata tramite l’astinenza dalla carne doveva fare nell’aldilà, per interrompere il ciclo di reincarnazioni ed essere finalmente libera. Abbiamo visto che Orfeo si era recato nell’aldilà e ne era tornato vivo, quindi conosceva molto bene quel posto e sapeva come dovevano muoversi le anime. Durante i Misteri (così si chiamavano le loro riunioni rituali) era spiegato agli iniziati che nell’aldilà dovevano seguire un percorso preciso che li avrebbe portati alla fonte di Mnemosine (Memoria). Qui dovevano pronunciare una formula che avrebbe convinto i guardiani a lasciare che ne bevessero l’acqua. Infatti l’anima pura che beveva l’acqua di questa fonte poteva mantenere il ricordo della propria origine divina, e procedendo ancora nel suo percorso poteva giungere nelle “sante praterie” dove si sarebbe definitivamente ricongiunta col divino. Tutto questo lo sappiamo grazie alle lamine orfiche, che sono delle piccole foglie d’oro con incise tutte le istruzioni sul percorso dell’anima nell’aldilà. Esse sono state trovate in grande quantità nelle tombe degli iniziati, perché dovevano servire alle anime defunte come promemoria sul viaggio da compiere.

Lamina_Orfica
Lamina orfica, IV sec. a.C., Tessaglia. Lamina Orfica con incise le istruzioni per muoversi nell’aldilà e bere dalla fonte di Mnemosine.

Per approfondire:

Sono tanti gli aspetti della religione orfica che per motivi di spazio non è stato possibile approfondire in questa sede. C’è anzitutto la questione delle cosmogonie orfiche, cioè miti orfici sulla creazione del mondo, oppure la raccolta degli inni orfici, vere e proprie preghiere usate dagli adepti di questa religione. Anche la posizione degli Orfici al margine della società antica è molto interessante e merita di essere approfondita. Nell’elenco di seguito alcuni riferimenti a testi utili per chiunque sia interessato ad approfondire l’argomento:

  • Testo introduttivo alle credenze orfiche: Reynal Sorel, Orfeo l’orfismo. Morte e rinascita nel mondo greco antico, Besa, 2002.
  • Testo sulla posizione del misticismo nella cultura greca: Dario Sabbatucci, Il misticismo greco, Bollati Boringhieri, 2006.
  • Raccolta di fonti antiche sulle credenze orfiche: Paolo Scarpi (a cura di), Le religioni dei misteri, volume 1. Eleusi, Dionisismo, Orfismo, Mondadori 2002.
  • Raccolta degli Inni orfici: Gabriella Ricciardelli (a cura di), Inni orfici, Mondadori, 2000.

Ciao! Mi chiamo Flavio e da sempre provo una grande passione per tutto ciò che proviene dal mondo antico. Dopo una laurea in Scienze Storiche ho deciso di aprire Storia Antica, per fare un po’ di sana divulgazione e condividere alcune delle cose che ho imparato negli anni di studio.

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