Gorgoneion: la testa della gorgone Medusa

Gorgoneion

Fenomenologia di un volto terribile

Bocca spalancata, lingua di fuori, zanne da cinghiale, guance gonfie, serpi tra i capelli. Ma soprattutto uno sguardo fisso e penetrante. Questi erano i tratti caratteristici del gorgoneion, l’effige che rappresentava la testa della gorgone Medusa, il mostro col potere di pietrificare tramite lo sguardo. Il gorgoneion era molto diffuso nell’arte greca già a partire dall’età arcaica, ma non era un semplice motivo decorativo. Esso era molto di più, una specie di talismano in grado di proteggere chi lo possedeva e di terrorizzare chi ne entrava in contatto. Lo si ritrova in moltissime varianti e raffigurato sui più svariati oggetti, dalle terracotte agli scudi, persino sulle monete di alcune città. Ma per capirne la diffusione e il significato dobbiamo prima tracciarne la storia.

Particolare di gorgone dall'Athenaion di Siracusa
Particolare di una testa di gorgone dall’Athenaion di Siracusa, Museo Archeologico “Paolo Orsi” (Siracusa). Il gorgoneion, volto della gorgone, è ritratto con i suoi attributi caratteristici.

L’origine del gorgoneion: il mito di Perseo e Medusa

Medusa era l’unica mortale delle tre gorgoni, divinità mostruose e primordiali che secondo la Teogonia di Esiodo (vv. 275-279) vivevano oltre l’Oceano, nell’estremo occidente. Anche il poeta tragico Eschilo sembra alludere a una localizzazione ai confini del mondo nel suo Prometeo Incatenato (vv. 792-800). Poiché queste entità erano in grado di pietrificare con il solo sguardo, affrontarle significava morte certa. E infatti il re Polidette di Serifo mandò contro di loro Perseo proprio perché voleva liberarsi di lui. Ma come nella più classica delle fiabe, il nostro eroe riesce a sconfiggere un nemico apparentemente imbattibile grazie a oggetti magici e all’aiuto delle divinità. Con i calzari alati donatigli da Ermes vola fino al covo delle gorgoni, mentre Atena gli guida la mano quando decapita Medusa. Perseo teneva infatti la testa girata e colpiva alla cieca, per non rimanere pietrificato vedendo la gorgone in faccia. Grazie all’elmo dell’invisibilità donatogli da Ade riesce a seminare Steno ed Euriale, le sorelle immortali di Medusa che si erano lanciate al suo inseguimento. Questo mito ci è narrato per esteso in tutti i suoi dettagli nel II° libro della Biblioteca di Apollodoro (II, 4, 1-3). Quel che a noi interessa è che la testa di Medusa, ormai privata del copro, manteneva il suo potere di pietrificare con lo sguardo. La testa era diventata effige di sé stessa, era diventata il gorgoneion.

Perseo decapita Medusa - Gorgoneion
Pithos a rilievo da Tebe, VII sec. a.C., Louvre (Parigi, Francia). Perseo distoglie lo sguardo mentre sferra il colpo che decapita la gorgone Medusa

Terrorizzare i nemici: il gorgoneion e Atena

Sembra che Perseo, giunto alla fine delle sue peripezie, donò la testa di Medusa ad Atena che la pose sull’egida, una pelle di capra invulnerabile. Questo manufatto è spesso rappresentato come indumento o come scudo nelle statue della dea, e lo vediamo descritto nel V° libro dell’Iliade (vv. 733-746). Anche così il gorgoneion manteneva il suo antico potere, perché quando Atena mostrava l’egida tutti i suoi nemici rimanevano come pietrificati e paralizzati dal terrore. Questo spiega il motivo per il quale troviamo spesso il gorgoneion rappresentato sugli scudi degli opliti, perché tale figura aveva una valenza apotropaica, cioè di allontanare il male. Combattere con la testa della gorgone disegnata sul proprio scudo significava avere come alleata una potenza soprannaturale in grado di terrorizzare gli avversari. Era un augurio per scongiurare la sconfitta e provocare nei nemici un terrore immotivato. In questo ruolo il gorgoneion rivela la sua natura di talismano, cioè di un oggetto che ha la valenza di porta-fortuna per chi lo possiede. Questo spiega perché lo troviamo così spesso sulle monete greche di numerose città, o perché era posto agli ingressi delle case come segno di protezione.

Atena veste l'egida con il gorgoneion
Atena Farnese, copia romana da originale greco del V sec. a.C., Museo Archeologico (Napoli). Atena è rappresentata con l’egida sulle spalle e il gorgoneion al centro.

Sorvegliare le porte dell’Ade: il gorgoneion e Persefone

Ritroviamo il ruolo del gorgoneion come protettore della soglia di ingresso anche per il luogo più inaccessibile di tutti: gli Inferi. Nell’XI° libro dell’Odissea vediamo infatti Ulisse alle prese con un viaggio nell’Ade per interrogare l’ombra dell’indovino Tiresia. Qui Ulisse è preso dall’angoscia che Persefone, la moglie di Ade, possa mandare contro di lui il gorgoneion dalla profondità degli Inferi (XI, vv. 632-635). Infatti nessuno poteva entrare vivo in questo luogo e il gorgoneion serviva per paralizzare di terrore chiunque si fosse avventurato troppo oltre. Il suo ruolo come guardia degli Inferi era opposto a quello del cane Cerbero. Mentre il famoso cane a tre teste impediva ai morti di uscire, la testa della gorgone impediva ai vivi di entrare. Nella mitologia solo l’eroe Eracle e il cantore Orfeo erano riusciti a superare queste barriere (ho raccontato la storia di Orfeo in questo articolo). Ma negli Inferi la testa della gorgone non era solo terribile all’aspetto, emanava anche un suono terrificante, uno di quei suoni gutturali che vengono dall’oltretomba. Nell’iconografia questo è rappresentato dalle guance gonfie, che ricordano le guance di chi suona l’aulos (il flauto antico). Questo strumento musicale emetteva un suono più duro e meno dolce rispetto ai nostri flauti, ed era spesso usato per generare ritmi incalzanti. Tutto questo contribuiva a rendere il gorgoneion un simbolo di angoscia e paura.

“E avrei anche visto gli uomini antichi, come pure il volevo, ma prima si radunarono immense schiere di morti con strano gridio. Mi prese una pallida angoscia, che non mi mandasse dall’Ade, l’insigne Persefone, la testa della Gorgone, il terribile mostro. Subito allora tornai sulla nave, comandai a compagni di imbarcarsi anche loro e di sciogliere a poppa le gomene”.

Omero, Odissea, IX, vv. 632-637. Traduzione di G. Aurelio Privitera.

Per approfondire:

  •  Testo sulla funzione del Gorgoneion nell’antica Grecia: Jean-Pierre Vernant, La morte negli occhi. Figure dell’Altro nell’antica Grecia, Il Mulino 1987.
  • Sul mito di Perseo: Robert Graves, I miti greci, Longanesi 2004, pp. 213-221.

 

Ciao! Mi chiamo Flavio e da sempre provo una grande passione per tutto ciò che proviene dal mondo antico. Dopo una laurea in Scienze Storiche ho deciso di aprire Storia Antica, per fare un po’ di sana divulgazione e condividere alcune delle cose che ho imparato negli anni di studio.

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